Una mostra su De Witt grande artista decadente

PISA – Antonio Antony De Witt, artista parnassiano, decadente, ma soprattutto toscano e, al contempo, cosmopolita (nacque a livorno il 22 febbraio del 1876, il padre Vittorio apparteneva ad un’antica famiglia pisana mentre la madre Palmira De Witt era di origine olandese, e lui soggiornò a Venezia, in Norvegia e in Argentina), dopo la prima mostra del 1962 a Ivrea, è al centro di un importante approccio critico nell’esposizione inaugurata sabato scorso a Firenze, nella sala da ballo del quartiere d’inverno di Palazzo Pitti. La mostra, curata dalla giovane storica dell’arte pisana Francesca Cagianelli, allieva del prof. Raffaele Monti, e diretta dal prof. Carlo Sisi, propone settanta opere di De Witt, dal 1891 al 1966, un anno prima della sua morte avvenuta proprio a Firenze. Questa prima grande retrospettiva dedicata ad uno dei pittori più sofisticati dell’arte italiana del Novecento è promossa dalla Sovrintendenza di Firenze, Prato e Pistoia, in collaborazione con l’assessorato alla cultura del Comune di Firenze, e si inserisce nell’ambito del ciclo di mostre intitolato «Artisti del nostro Novecento», organizzata da Carlo Sisi, direttore della Galleria di arte moderna di Palazzo Pitti.

All’inaugurazione della mostra fiorentina, aperta al pubblico da domenica 22 febbraio fino a giovedì 30 aprile, sono intervenuti il soprintendente Antonio Paolucci e il direttore della Galleria di arte moderna di Palazzo Pitti Carlo Sisi, che hanno ricordato i legami di De Witt con la nostra regione. De Witt trascorse, infatti, l’infanzia tra Livorno e le colline pisane, Fauglia, Crespina e Lari, dove conobbe e frequentò Giovanni Fattori, Silvestro Lega e i fratelli Tommasi (pittori già oggetto di interessanti mostre a Villa Mimbelli a Livorno e a Crespina), e negli stessi anni frequentò il Liceo G.B. Niccolini a Livorno e divenne allievo e segretario di Giovanni Pascoli, con il quale ebbe uno scambio epistolare per 6 anni, da 1894 al 1899. A Pisa si laureò nel luglio del 1897 alla facoltà di Scienze Fisiche e Naturali con una tesi sulle terminazioni nervose motrici dei muscoli striati, corredata da disegni scientifici eseguiti personalmente. Della permanenza prolungata sulle colline pisane ci restano varie prove pittoriche di De Witt degli anni Venti come «Case diroccate di Farneta-Avane», del 1925.

Alla curatrice Francesca Cagianelli va il merito di invitare, come scrive Sisi nell’introduzione al catalogo della mostra su De Witt, «a percorrere l’opera di un artista distintissimo dalla folla, un uomo del Novecento pensoso e ironico, colto e sensibile, nemico del conformismo, modernissimo, ma nutrito di sapienza classica».

Dal Tirreno del 06-03-98
Paola Alberti

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