L’officina del colore

Progetto scientifico a cura di Francesca Cagianelli.
Catalogo a cura di Francesca Cagianelli, Elena Lazzarini per Pacini editore.
Comitato Scientifico Francesca Cagianelli, Rossella Campana, Elena Lazzarini, Giuliano Matteucci, Carlo Sisi.

La mostra “L’officina del colore. Diffusione del fauvisme in Toscana”, (Villa Il Poggio Crespina – Pisa, dal 23 settembre al 29 ottobre 2000) si pone in sintonia con le attuali iniziative culturali di ambito europeo che tendono a riscoprire i rapporti e gli scambi tra i circuiti artistici di ambito regionale e il centro delle avanguardie artistiche, in questa specifico caso, la Francia e il movimento fauve.

L’esposizione di Crespina ripercorre infatti la parabola di molte personalità artistiche toscane del novecento, nel momento in cui, ricercando una sorta di evasione, accentuano il distacco tra arte e società in linea con le tendenze estetiche francesi. Alla Royal Accademy di Londra, (fino al 24 settembre 2000) si tiene una iniziativa analoga a quella di Crespina dal titolo “I coloristi scozzesi, 1900-1930″, che comprende 65 dipinti di Francis Campbell Boileau Cadell, John Duncan Fergusson, Samuel John Peploe e George Leslie Hunter. Si tratta di quattro pittori che tra il 1900 e il 1914 si recano con frequenza in Francia attratti dalla luce mediterranea rappresentata dai pittori Fauves.

Anche la mostra in corso alla Fondazione Maeght, Saint- Paul (fino al 30 ottobre), dal titolo “Le nu au Xxe” con testi di Pierre Daix e Jean-Louis Prat, costituisce un percorso espositivo e critico per molti aspetti analogo alla mostra “L’officina del colore. Diffusione del fauvisme in Toscana”. Molti sono infatti nell’esposizione di Crespina, i dipinti dedicati alla figura femminile e in particolare al nudo, si pensi nella prima sezione a “Nudo riflesso” di Oscar Ghiglia, “Nudo di donna” e “Nudo seduto” di Llewelyn Lloyd. Nella seconda a “Bagnanti” e a “Toilette” di Ardengo Soffici, a “Modella nello studio” di Antonio Antony de Witt, a “Nudo di donna” di Lorenzo Viani, a “Donna con mandolino” e “Odalisca con gatto” di Gino Severini, a “Nudo di donna” e a “Tre ragazze nomadi al mattino” di Luigi Bartolini, a “Nudo sul divano a fiori”, “Nudo femminile con vaso di fiori” e “Donna nuda e fiori” di Guido Peyron, a “Nudo di ragazzo” di Primo Conti, infine a “Nudo” di Onofrio Martinelli. Anche nella terza sezione troviamo “Due nudi con donna mascherata” e “Nudi sotto una tenda” di Giovanni Costetti e “Bagno, Nudo e Nudino che sogna” di Giulio Innocenti.

Tutti esempi, quelli citati, di nudi ispirati al criterio della sintesi e del colore introdotti dagli esponenti del movimento fauve. Criterio che rivoluziona la tradizionale prassi pittorica del comporre nudi femminili, in quanto contraddice il canone della verisimiglianza pittorica che aveva ispirato i movimenti artistici precedenti.
Non a caso il percorso allestito dalla mostra alla Fondazione Maeght prende avvio dalle sale dedicate agli artisti ispiratori del movimento fauve, tra cui Paul Ce’zanne e Pierre Bonnard e prosegue con alcune opere di Matisse, Derain, Kees Van Dongen, De Vlaminck, Rouault e ancora una volta a conferma del legame tra la cultura artistica toscana e quella francese, con “Nudo sdraiato con le braccia alzate” di Amedeo Modigliani (1916).

“L’officina del colore. Diffusione del fauvisme in Toscana” e’ suddivisa in tre sezioni:
Prima sezione. “Il disfacimento romantico della macchia” di Francesca Cagianelli e comprende opere di Ulvi Liegi, Giovanni Bartolena, Mario Puccini, Oscar Ghiglia, Llewelyn Lloyd, Renato Natali.
Seconda sezione. “Vicende fauve in Toscana” di Francesca Cagianelli con opere di Ardengo Soffici, sensibile alle sintesi fauves a partire dal suo soggiorno a Parigi, nel 1906. Antony De Witt, (autore negli anni trenta di vere e proprie rivisitazioni pittoriche di Matisse e Vlaminck), Lorenzo Viani, (anch’egli a Parigi intorno al 1908), Moses Levy, Gino Severini, Arturo Checchi, Elisabeth Chaplin (trasferitasi già nel 1904 a Firenze, all’età di quattordici anni, intima amica di Fattori e Gioli, sperimentatrice di espressioni pittoriche postimpressionistiche, con soluzioni di sintesi formali vicine al fauvisme.) Luigi Bartolini, Guido Peyron, Primo Conti (fauve per una stagione) Onofrio Martinelli.
Terza sezione: “Giovanni Costetti, interprete delle avanguardie francesi in Toscana” di Rossella Campana e “Giovanni Costetti e il suo seguito” di Elena Lazzarini con opere di Giovanni Costetti, Francesco Chiappelli, Mario Nannini, Giulio Innocenti, Alfiero Cappellini, Renzo Agostini.

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