La Livorno di villeggianti e vacanzieri

In un volume della Cassa di Risparmi viaggio tra testi, foto e dipinti.

Di Emiliano Liuzzi

Benvenuti a Livorno, negli anni a cavallo tra il Settecento e i primi del Novecento. Benvenuti in una città di ville e villeggianti, luogo di vacanze e vacanzieri. Lo splendido viaggio si percorre grazie alle pagine di un libro edito dalla Cassa di risparmi di Livorno (gruppo Bipielle) e firmato da Francesca Cagianelli e Dario Matteoni, accompagnato da fotografie e quadri inediti. Lo hanno chiamato «Livorno, la costruzione di un’immagine». Il sottotitolo è «Le smanie della villeggiatura», tratto da un’opera di Goldoni ambientata a Montenero.

La pubblicazione fa parte di un percorso iniziato due anni fa, sempre con la Cassa di risparmi e destinato a proseguire. Il tema centrale questa volta è la villeggiatura: da qui si parte, ma gli autori conducono il lettore che si trovi a sfogliare il libro, in una Livorno che non c’è più, una città meravigliosa, che vive di mare, ma è protetta dalle colline, con tutto quello che viene fuori da questo binomio: l’azzurro del mare, gli stabilimenti balneari com’erano, e il verde di Montenero con le sue colline che diedero l’ispirazione a poeti del calibro di George Byron.

Quelle stesse colline e lo stesso mare che prese per mano i pennelli dei macchiaioli e post-macchiaioli. Dalle righe scritte da Matteoni, accompagnate da una splendida tela di Jakob Phillip Hackrett, si scopre la Livorno non più vista dal mare, ma dalle colline di Montenero. «Negli ultimi decenni del Settecento la costruzione delle residenze di campagna si intensificò, favorito dal regime che agevolava non poco chi possedeva case fuori dalla città», scrive Matteoni.

E su Montenero e i suoi villeggianti illustri gli autori si soffermano. Ricordano del passaggio di George Byron, che nell’aprile del 1822 prese in affitto dal commerciante e banchiere Francesco Dupouy, anche se il soggiorno pare non accontentò il poeta che intentò una causa contro il proprietario per non pagare l’affitto. In quella stessa dimora, due anni dopo, arriva per cercare ispirazione Alphonse de Lamartine.

Questo per introdurre l’argomento dei forestieri che arrivano in villeggiatura sulle colline livornesi, e che permettono di sviluppare un nuovo mercato. Si sfoglia le pagine, e gli autori ci portano all’interno di altre splendide residenze: villa Rodocanacchi, le residenze Orlando e Torrigiani. Dalla villeggiatura alle vacanze, da Montenero ad Ardenza. Siamo nel 1835, quando iniziano i lavori per ampliare la strada litoranea, da San Jacopo, al villaggio d’Ardenza, appunto.

Così nel 1851 l’ingegnere di Circondario, Mario Matteini, elabora il piano per la passeggiata “dove d’estate arrivano i forestieri per le vacanze”. Ma il punto interessante – sottolineano gli autori – è che proprio in questi anni si discute il progetto che avrebbe portato la passeggiata fino ad Antignano. E ancora Livorno e la balneazione, attività già ricca alla fine del Settecento.

Le fotografie riportano i bagni com’erano: lo stabilimento Palmieri, il Marzocco, lo scoglio della Regina, e i Pancaldi naturalmente. Quando si parla di vacanze, stupiscono le foto di un «Palace hotel» ancora imponente. Poi si volta pagina, e ritroviamo lo stesso «Palazzo» con le facciate che piangono: sono fotografie di oggi. Un altro capitolo interessante riguarda le strategie urbane, con le fotografie della prima lottizzazione tra Ardenza e Antignano. Ultimo capitolo è quello che – grazie alla penna di Francesca Cagianelli – accompagna il lettore nelle «cronache dei bagni di mare: misteri della bellezza da Fattori al gruppo labronico».

Accanto allo scritto puntuale di Cangianelli, troviamo le tele dei maestri: dalla «Rotonda di Palmieri» firmata da Fattori ai Pancaldi dipinti da Adolfo Tommasi che regalano al libro la copertina, alla villa Leucadia di Antignano firmata da Manaresi. Un quadro che ricorda una residenza scomparsa, insieme purtroppo ai molti tesori livornesi.

Dal Tirreno del 06-01-02

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