Una città dalle molte storie

Cagianelli e Matteoni raccontano due anni di lavoro.

Dall’architettura ai macchiaioli LIVORNO. «L’idea si è sviluppata con una sorta di collana, pensata per tracciare la storia di Livorno attraverso alcuni aspetti più importanti affidati in prevalenza all’immagine, tra quadri, mappe e fotografie». Sono Francesca Cagianelli e Dario Matteoni, che parlano della loro opera pubblicata dalla Cassa di risparmi.

«Due anni fa», spiegano gli autori, «venne approfondito l’aspetto urbano. In questo libro troviamo un’altra storia, d’altronde Livorno è la città dalle molte storie». E così il percorso architettonico e urbanistico viene tradotto anche nelle immagini dei pittori livornesi, e tutto ruota attorno al tema della villeggiatura e della vacanza, di una Livorno città ambita dai turisti, eccellenti e non.

«Abbiamo approfondito la storia dei bagni, ma anche dei pittori che li hanno dipinti», spiegano gli autori. «C’è il Fattori della Rotonda di Palmieri, datato 1866, ma si arriva fino agli anni Trenta del gruppo labronico: un modo per far capire come i macchiaioli e i post macchiaioli hanno raccontato la storia della città».

Il materiale che gli autori hanno raccolto, proviene dagli archivi storici, ma anche da collezioni private. C’è l’Adolfo Tommasi che regala la copertina alla pubblicazione, «ma quello che abbiamo cercato di fare – spiegano gli autori – è stato di riscoprire alcuni artisti, come Giovanni March, oppure Ulvi Liegi del quale presentiamo due dipinti inediti che provengono appunto da collezioni private. E ancora Manaresi, che si scopre, non ha dipinto solo naufragi: nel libro c’è uno splendido dipinto di villa Leucadia, ad Antignano».

Con lo scritto, invece, si torna a parlare di Coccoluto Ferrigni nella duplice veste di letterato e critico d’arte. «Nella prima parte», spiegano Cagianelli e Matteoni, «cerchiamo di raccontare al lettore come è nata Livorno città di villeggiatura e come successivamente si sia trasformata in città balneare e, in un certo periodo e in minima parte, termale. C’è un doppio filo di lettura, e comunque una città vista da molte angolazioni, è il lettore che poi sceglie. Abbiamo anche cercato nel montare le fotografie di sottolineare come le strutture erano e come sono oggi, lo abbiamo fatto in maniera sequenziale perché crediamo che colpisca maggiormente». Sicuramente, sarà stupito il lettore, nel vedere l’architettura di una città che in parte esiste ancora, in parte non c’è più. (e.l.)

Dal Tirreno del 06-01-02

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