Renato Natali. Un mondo di eccezione tra incanti lunari e frenesia di vita

Giugno, 2006

Renato Natali (1883-1979) è tornato a far parlare di sé presso la Galleria d’Arte Athena di Livorno con un’accurata selezione di opere comprese tra gli anni dieci e i trenta, di cui rende testimonianza il bel catalogo (Silvana Editoriale) curato da Francesca Cagianelli e Dario Matteoni. Al volume, impreziosito dall’introduzione di Philippe Daverio, ha collaborato per la ricerca iconografica Marcello Pierleoni, mentre si devono al fratello Michele gli apparati biografici e critici. Entrambi hanno ricordato il 45° anno di vita della loro Galleria e ringraziato le istituzioni, i collezionisti e tutti coloro che, a vario titolo, hanno contribuito alla realizzazione della mostra.

Il volume è un valido aiuto per capirne il senso, visto che indaga su un Natali diverso, ricostruendo minuziosamente la complessa e altalenante fortuna critica dell’artista livornese. Di cui si ricorda la partecipazione alla Biennale di Venezia (1905), all’Esposizione dei Bagni Pancaldi (1912) e a quella Internazionale di Roma (1915) e di Pittsburg (1923 e 1929), dove il pittore trova finalmente udienza anche da parte di una critica avvertita e autorevole (in primis Ugo Ojetti).


E ancora: la Mostra del Gruppo Labronico (1924) alla Galleria Pesaro di Milano e quella sulla “Vecchia Livorno” (1938) nel Palazzo della Provincia. Un itinerario, quello dell’artista, che pone interrogativi rimasti a lungo senza risposte e sollecita la riflessione storico-critica dei due curatori. “Natali non aveva ancora avuto una bibliografia scientifica e di lui, al di là delle cose più recenti, si sapeva poco”.

Lo ha spiegato Dario Matteoni, ricordando l’importante carteggio del Museo Fattori che “è una straordinaria miniera di informazioni” a cui attingere. Altre preziose notizie si possono ricavare dalle lettere che Benvenuti si scambiava con Natali (Fondo del Museo d’Arte Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto). Il lavoro di ricerca operato in queste direzioni ha “sconvolto la percezione che si aveva del pittore”. Tra le scoperte, i suoi rapporti con il simbolismo, il divisionismo e il futurismo. Un Natali, dunque, che ha avvertito i fermenti dell’arte italiana e che merita di essere proiettato in una dimensione internazionale.

Nelle sue opere, ha insistito Matteoni, “ha instillato l’arte del Novecento”. Cantore della Livorno scomparsa, egli è stato “un indagatore della città fino a crearne una visione metafisica”. La critica non l’ha capito, e questo volume , frutto di un anno e mezzo di lavoro, lo dimostra. Insomma, si è “sdoganato Natali”, e il catalogo, che ha una distribuzione nazionale, intende “restituire la centralità del pittore livornese nella cultura artistica del secolo scorso”.

Non solo : “Natali è anche l’avvio di uno sdoganamento del Gruppo Labronico di cui fece parte”, ha poi aggiunto la curatrice della mostra Francesca Cagianelli, avvertendo che “egli non è soltanto il colorista, l’improvvisatore”, e non lo si deve appiattire sull’ultima produzione. L’autrice ha ricordato la stagione, fondamentale per Livorno, del Caffè Bardi, sede di dibattiti sull’arte europea, per commentare che “Livorno non è la Cenerentola di Firenze. E Natali lo dimostra”.

Nel 1917 egli fu recensito come uno dei seguaci del salone Rosacroce, “fatto destinato a ribaltare la critica”. In quanto alle indagini urbane dell’artista, Livorno non è solo sede di una rivisitazione in chiave folcloristica. Le popolane di Natali “sono una possibilità di travestimento colto del popolo livornese” e rimandano talora a suggestioni iberiche dalle inflessioni esotiche (mutuate da personalità quali Zuloaga e Anglada). In quanto al suo soggiorno parigino, si dice che “Natali ha dipinto Livorno a Parigi”.

Niente di più errato: “A Parigi il pittore ha dipinto Parigi”. Nessuna sudditanza, dunque, del provinciale a Modigliani, ma capacità di misurarsi su un terreno proprio con straordinario vigore creativo e ricchezza di esiti pittorici. Sicuramente, ha concluso Francesca Cagianelli, “l’artista livornese merita oggi una valutazione più responsabile”. Egli ha sondato, infatti, tutti i linguaggi del ‘900 ed esce dai canoni consueti con cui si pensava di incasellarlo. La questione Natali è, dunque, più aperta che mai.

Marisa Speranza
da www.laballata.net

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