Lorenzo Cecchi (1864-1940)

Secondo volume della collana “Rarità del Novecento Livornese”
Promossa da Archivi e Eventi

2. Lorenzo Cecchi (1864-1940): Pittore – scultore – architetto – scrittore – insegnante

Volume
Di Francesca Cagianelli
Introduzione di Franco Sborgi
Apparati bibliografici a cura di Michele Pierleoni

Nel saggio dal titolo Le città del silenzio di Lorenzo Cecchi verso il Divisionismo Francesca Cagianelli ripercorre l’originale ed inedito percorso stilistico di Lorenzo Cecchi, che, immediatamente attratto dallo stile floreale, esplicita in architetture e opere grafiche un’innovativa tensione lineare, che, all’epoca dell’insegnamento livornese, si trasfonde in tutta una generazione di artisti, quelli del Caffè Bardi, e quindi del Gruppo Labronico, annunciando il superamento del macchiaiolismo.

D’ora in avanti architettura e pittura procederanno, nell’ambito della produzione dell’artista, verso una dimensione espressiva di sempre più intensa luminosità, fino all’exploit divisionista degli anni Dieci, culminante, seppur con mutazioni sostanziose, negli anni Trenta.

Mostra
A cura di Francesca Cagianelli

Comitato Scientifico: Francesca Cagianelli, Michele Pierleoni, Franco Sborgi

Una selezione di trenta oli ed acquarelli di Lorenzo Cecchi, in mostra alla “Galleria d’Arte San Barnaba due” di Livorno, a partire dal 7 ottobre 2006, riassume il percorso di Lorenzo Cecchi dalle prime impressioni livornesi fino alle scenografiche vedute romane degli anni Trenta. Non mancano suggestive testimonianze degli itinerari italiani dell’artista tra l’Umbria, Pompei e la Magna Grecia, trascritte in acquarelli di singolare timbro poetico e di sorprendente virtuosismo tecnico.

Biografia
Lorenzo Cecchi, nato a Limite sull’Arno nel 1864 e morto a Ghivizzano Coreglia nel 1940, trascorre la sua giovinezza a Livorno, dove insegna presso la “Scuola di Arti e Mestieri”, frequentata da artisti quali Renato Natali, Benvenuto Benvenuti, Gino Romiti, Cafiero Filippelli, Carlo Servolini e Gino Mazzanti.

“Le opere di Lorenzo Cecchi discendono da una maturazione artistica sotto gli influssi neoclassici, romantici e veristi della seconda metà dell’ottocento, nessuno dei quali prepondera nella sua maniera, non attribuibile, perciò, a scuola di sorta. La produzione comprende acquerelli ed olii: i primi rispecchiano le peculiari e preferenziali caratteristiche dell’Autore, per i quali si serve delle sue esperienze architettoniche; i secondi, che tendono alla maniera dei post-macchiaioli, a soggetto marino e paesaggistico, rivelano i vincoli del Cecchi con i pittori livornesi”: tale il parere di Marco Brizzi all’epoca della retrospettiva al Palazzo del Turismo di Montecatini Terme nel 1972.

Era stato Gino Mazzanti, il primo biografo di Cecchi, nonché suo allievo alla Scuola di Arti e Mestieri di Livorno, a delineare “in carne ed anima” il profilo dell’artista nel 1958: “artista multilatero e fecondo, specialmente nel campo dell’Architettura della quale fu profondo conoscitore”.

Tra le opere architettoniche più note è da annoverarsi la Cappella Marassi, presso il Cimitero Monumentale di Firenze, “realizzazione architettonico-plastica che il Cecchi improntò alla austera grazia del gotico fiorentino (…)”. D’altra parte l’adesione di Cecchi al Liberty risulta evidente in due piccoli monumenti funerari a foggia di stele, uno nel Cimitero della Misericordia, l’altro nel Cimitero Comunale in Livorno: “Sempre in quello stile ibrido e quasi sempre antiestetico – prosegue Mazzanti – il Cecchi delineò progetti e disegni per villini, padiglioni, esposizioni, mostre di negozi e cinematografi, facciate di stazioni ferroviarie e di autorimesse. Fu una parentesi fortunatamente breve (…)”.

Nel 1908 vince la cattedra di disegno ed è assegnato dapprima alla “Scuola Cavour”, poi a quella “Leonardo da Vinci” di Roma.

A Roma, dove vivrà per circa trent’anni, esegue cinquantaquattro vedute, che gli valgono la fama di “acquarellista di Roma Imperiale”.

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