L’elogio della tavola tra conversazione, cibo e mondanità

Modenantiquaria
XXI Mostra Mercato d’Alto Antiquariato

17 – 25 febbraio 2007

comunicato stampa 2 – 9 gennaio 2007

La mostra collaterale di Modenantiquaria, il salone di alto antiquariato in programma ogni anno a fine febbraio al quartiere fieristico di Modena, con la selezione e l’esposizione di quranta opere, affronta il tema della rappresentazione della tavola nella pittura dell’Ottocento e del primo Novecento nelle sue varie declinazioni: prima di tutto di luogo, dal desco familiare, al caffè mondano, dall’osteria all’amenità del giardino e del pergolato; di ore e di riti quotidiani, dall’ora del the al pranzo familiare, dal brindisi nell’interno borghese o nella taverna, e ancora nei suoi rapporti con il cibo, dalla tavola imbandita, al pasto frugale.

I vertici dell’arte del convito nell’Ottocento si possono ritrovare nelle tavole imbandite di Giovanni Boldini, nell’impianto belle époque dei pranzi di Giuseppe De Nittis, basta pensare a I due innamorati chez Maxim’s, il Pranzo a Posillipo o ancora nei caffè francesizzanti di Federico Zandomeneghi. A tale visione, legata all’affermarsi del gusto della borghesia internazionale, si giustappone con non minore qualità e intensità quell’esplorazione delle mense più marginali praticata, sullo scorcio del Novecento, dai protagonisti del filone umanitario, da Angelo Morbelli a Attilio Pusterla con il suo emblematico Alle cucine economiche.

Se ai capisaldi di Boldini, De Nittis e Zandomeneghi si ricongiunge fatalmente il filone conviviale declinato nelle sale dei caffè, tra la mondanità e la galanteria da una parte, e l’inebriante momento dell’attesa dall’altra, la rappresentazione delle tavole frugali proseguirà nel Novecento con l’epica strapaesana delle trattorie di Ottone Rosai, dove si è cessato di mangiare e dove si preferisce riflettere, dibattere, giocare e tentare una sorte impossibile.


Estranei tanto all’elitaria temperie belle époque, quanto all’astinenza del filone umanitario, spuntano le riunioni conviviali di familiari ed amici sotto la pergola, che in piena stagione secessionista reclamano il dominio di una luce sfrenata e multicolore: da Plinio Nomellini con baluardi del genere di L’ora della cena e Mezzogiorno fino a Piero Marussig che nella sua Sera a Trieste, riverbera sentimenti e destini su tramature di effetti notturni.

Prima sezione
Dalla taverna all’aia: le tavole e la pittura di genere

Nell’ambito della pittura di genere del XIX secolo numerosi sono gli artisti che hanno affrontato con garbo espressivo e felicità di invenzione l’iconografia della mensa, tanto negli aspetti di una quotidianità lacera e malcerta, quanto nell’ebrezza di brindisi e banchetti.

In Toscana sono personalità quali Raffaello Sorbi e Tito Conti a segnare l’apice della riflessione sul momento conviviale ambientato nelle sale di popolarissime taverne o sull’aia di amene case coloniche, mentre in Lombardia si impongono Domenico e Gerolamo Induno che indugiano frequentemente nella descrizione di ambienti popolari dove il tema del cibo risulta spesso evocato in rapporto ad una situazione familiare pervasa di difficoltà e solitudine.

Tra tutti Giovanni Battista Quadrone appare come colui che con maggior capacità inventiva e destrezza stilistica declina tale iconografia, ricorrendo alla lezione di Fortuny e Meissonnier.

Seconda sezione
Luci e colori della tavola verso la Francia

Il the nel corso di una riunione mondana in giardino, il caffè in un elegante locale alla moda tra conversazioni e galanterie, una ricreazione al parco cittadino, o ancora la prima colazione nell’intimità del desco familiare sono momenti ricorrenti di tutta una temperie figurativa che a partire da artisti illuminati dall’aura impressionista quali Giuseppe De Nittis, Federico Zandomeneghi e Giovanni Boldini giunge fino ad una capofila Belle Epoque quale Pompeo Mariani.

Né si può dimenticare, nell’ambito di una ricognizione programmatica dei capisaldi della pittura francese, il contributo di Armando Spadini all’iconografia di colazioni e desinari sfrangiati di una nuova e impalpabile luminosità.

Terza sezione
Le Tavole del divisionismo: umanità e simbolo nell’ora della cena

Con L’ora della cena (1898) Plinio Nomellini giungeva a trasfigurare il momento della tavola in una visione idealizzata della quiete familiare, attingendo tra l’altro ad una iconografia, quella appunto della riunione conviviale sotto la pergola, destinata a divenire una costante della pittura a cavallo tra XIX e XX secolo.

La scomposizione divisionista conduceva comunque ad una visione spesso simbolica della realtà, nell’ambito della quale non era infrequente la scelta iconografica dell’ora della mensa, in quanto proprio in quest’ora potevano evidenziarsi difficoltà e marginalità.

Sarà Angelo Morbelli a privilegiare colazioni all’aperto e pranzi umanitari nella convinzione che attraverso la narrazione simbolica di tali eventi si potesse comunicare gli aspetti più cruciali del secolo.

Quarta sezione
I bagliori della tavola: interni e verande nel clima delle secessioni

Negli anni Dieci gli artisti ricorrono con straordinaria insistenza all’iconografia della tavola, stavolta pretesto per scorribande cromatica di sconcertante audacia.

Nel meriggio d’autunno di Aleardo Terzi la luce emessa dalla lampada pervade l’intera composizione fino a ribadire la gioia della pausa mattutina, e, non con minor efficacia luminosa, Amedeo Bocchi orchestra nel 1919 La famiglia del pittore a colazione in giardino.

Non meno frequentemente tuttavia gli artisti decidono di indagare gli effetti altrimenti seducenti degli interni di caffetteria, basti pensare a Aroldo Bonzagni che ne approfitta per una delle sue messinscene di moderna convivialità.

Quinta sezione
Le Tavole del Novecento

A partire dal secondo decennio del Novecento, grazie alla diffusione in Italia delle avanguardie francesi, trionfano tematiche quali giocatori di carte all’osteria, intellettuali al caffè, figure marginali in estasi di fronte al tavolino.

La saga strapaesana di bevitori e giocatori affascina in Toscana Ottone Rosai, mentre Felice Carena preferisce declinare tipologie altrimenti popolaresche con l’ausilio di preziosismi luminosi e cromatici spesso desunti dalla tradizione veneta.

Le tavole diventano comunque a quest’epoca un pretesto anche per indagare l’esistenza di un uomo e quindi una sorta di palcoscenico per il genere ritrattistico: è il caso di Carlo Levi che in un capolavoro quale Il padre a tavola ribadisce come il convivio costituisca sotto l’aspetto psicologico una delle fasi più emblematiche dell’identità umana.

da sabato 17 febbraio a domenica 25 febbraio 2007
al quartiere fieristico di Modena
in occasione di Modenantiquaria, XXI Mostra Mercato d’Alto Antiquariato

progetto scientifico
a cura di Francesca Cagianelli, Dario Matteoni

catalogo
a cura di Francesca Cagianelli, Stefano Fugazza
Silvana Editoriale pp.152 – tavole a colori

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