Matteoni all’attacco. Alt a questa operazione

Sul complesso liberty l’attuale impostazione rinnega quella del Prg e non convince affatto

di Dario Matteoni

Livorno. Le valutazioni, ben prevedibili e di sapore decisamente ‘passato’, che l’assessore Picchi ha riservato alle considerazioni da me svolte sulle pagine di questo giornale in merito alla delicata questione del restauro delle Terme della Salute, rivelano una sostanziale fragilità di ragionamento, soprattutto per la concitazione, che lascia intravedere un pizzico di personalismo. Di qui la decisione di ritornare nuovamente sulla questione.

Non è certo mia intenzione dilungarmi sull’annosa questione della coerenza delle proprie posizioni assunte anche nel ruolo di responsabilità amministrativa, coerenza, come è noto, a me sempre cara. D’altra parte Picchi, leggo dalla citazione delle sue dichiarazioni, ha rivendicato “la continuità del governo cittadino, dal dopoguerra ad oggi” e certo non posso che prendere atto di tale assunzione di responsabilità.

Non è un mistero per nessuno che la mia posizione da tempo è stata sempre ben diversa: già nel 1985 – dispiace ricorrere alla citazione di un mio testo, tratto dall’introduzione al volume dedicato a Livorno nella collana Le città nella storia d’italia pubblicata dall’editore Laterza – manifestavo senza mezzi termini, spiegando l’arco cronologico della mia ricerca dalla città di fondazione alle soglie dell’ultimo conflitto, come lo studio della storia di Livorno del secondo Novecento “non poteva essere condotto senza abbandonare il distacco dell’indagine per entrare nel vivo di una riflessione sul destino di una città che, pur retta fin dalla Liberazione da un governo di sinistra, ha perso più volte l’occasione di rappresentare un modello di gestione realmente alternativa della città storica e del territorio”.

Quel giudizio nasceva da una sofferta e attenta valutazione e intendeva ribadire un fatto che credo sia ineludibile oggi più che mai: la necessità di sottoporre alla rilettura critica da parte della stessa sinistra certe posizioni urbanistiche del suo passato governativo, rilettura ancor più necessaria in una fase politica che noi auspichiamo, e alla quale intendiamo partecipare, di forte innovazione.

E poiché ricordo che l’assessore Picchi si dichiarava da sempre interessato alla storia della nostra città credo che non potrà se non essere contento della notizia che, proprio per sgombrare il campo da fuorvianti manipolazioni politiche a posteriori, o ancor peggio da ogni retorica autocelebrativa, nel vano tentavivo di mascherare, e addirittura magnificare, operazioni di basso profilo progettuale, sto scrivendo un nuovo volume dedicato proprio alle vicende della recente storia urbanistica e architettonica di Livorno.

D’altra parte è un dato acquisito – e a questo l’attuale amministrazione dovrebbe rassegnarsi e forse adeguarsi con un tantino più di stile, nonché di vocazione al confronto – che il dibattito sui destini della città e sulle scelte urbanistiche vede ormai la partecipazione sempre più consapevole di esponenti della società civile e non è più, per fortuna, unico appannaggio di dibattiti, chiusi all’interno di logiche amministrative e burocratiche.

In altri termini le scelte urbanistiche e architettoniche pesano sulla concretezza del territorio e non si sottraggono al giudizio prima di tutto dei cittadini e poi anche a quello, spesso necessariamente oggettivo e impietoso, della storia. Non vorrei qui con troppa facilità ribaltare la frase di Pietro Gori con la quale l’assessore sembra aver chiuso il suo intervento – forse nel tentativo di trovare qualche padre autorevole a un progetto non autorevole – ma certo è difficile non pensare che l’epiteto di “poveri” ben si adatti proprio a chi ha lasciato che la città di Livorno in anni passati dissipasse, o in questo caso sarebbe meglio dire vedesse impoverirsi, il proprio patrimonio architettonico e ambientale in nome di una ‘continuità’ che oggi appare invece nient’altro che mancanza di rispetto per il patrimonio artistico e totale estraneità alla cultura del nuovo.

Comunque si voglia affrontare la questione del restauro delle Terme della Salute – anche ricorrendo cioè a resoconti burocratici che rivelano tutta la fragilità di una prassi politica che rischia sempre più di distanziarsi dall’opinione pubblica – l’attuale impostazione, che peraltro non coincide con quella adottata dal piano regolatore, non appare in nessuna maniera convincente!

Non credo vi sia alcuna urgenza di voler approvare prima di ogni altra questione la possibilità di costruire a lato dello storico complesso un nuovo quartiere d’abitazione: si scelga piuttosto senza indugio, di avviare tutti i contatti, di verificare tutte le possibili risorse che possono essere attratte nella nostra città per salvare questo bene architettonico e poi si accolga pure anche l’apporto dei privati, su procedure però che pongano in primo piano il restauro dell’edificio e la qualità di qualsiasi intervento aggiuntivo. Sappiamo ben poco del progetto che i promotori immobiliari – giustamente dal loro punto di vista – hanno sottoposto all’approvazione dell’amministrazione: certo, la microscopica riproduzione del disegno che questo giornale ha pubblicato non manca di suscitare le nostre perplessità per il carattere decisamente anonimo conferito ai futuri edilizi, ma su questo sospendiamo ogni giudizio, in attesa ovviamente di esprimerci al di là di ogni eccessiva recriminazione da parte degli attuali interlocutori politici.

Anche perché altri ritengo siano oggi i momenti di riflessione che merita tale programma di recupero, con ben altro respiro di quello proposto alla votazione del Consiglio Comunale, sia sul piano delle possibilità amministrative, sia sul piano della proposta architettonica. E infine vorrei segnalare, a conferma della inadeguatezza dell’attuale soluzione livornese, che proprio l’altra Montecatini, (la nostra come abbiamo ricordato aveva assunto il nome di Montecatini a Mare) ha di recente affidato ad uno dei più noti architetti italiani il compito di studiare un piano di restauro e riqualificazione delle storiche terme.

Ritengo quindi che anche il complesso livornese meriti un’attenzione di prospettive non minore e che sia opportuno sospendere un’operazione come meramente edilizia, che peraltro, dalle stesse cifre fornite, poco apporta alla prospettiva della realizzazione del restauro globale del complesso. Solo guardando i disegni di Angiolo Badaloni si coglie infatti la grandiosità di quel progetto, contornato da un grande parco, poi modificato maldestramente dalla costruzione di capannoni industriali, e si capisce come ogni ipotesi che prescinda da una visione unitaria di restauro sia inevitabilmente alla stessa stregua di tali passati interventi.

Vorrei concludere richiamando proprio l’argomento sul quale l’assessore Picchi sembra aver voluto incentrare la polemica nei miei confronti, vale a dire il recupero dell’ex Peroni.

L’assessore ben sa le perplessità e le critiche, ampiamente discusse in giunta, sollevate nei miei interventi a proposito di tale progetto, del resto condivise anche da altri: l’averli dimenticati è frutto di rimozione o di opportunità politica? E, non a caso, se ben ricordo, tali critiche furono tenute in grande considerazione e si decise che l’approvazione del progetto sarebbe passata attraverso un dibatto pubblico che avrebbe coinvolto l’opinione pubblica e tutti i mezzi di comunicazione, con ampia divulgazione dello stesso progetto: percorso che puntualmente fu adottato dalla precedente amministrazione senza atteggiamenti di decrepita autocelebrazione o timori di apparato, e che, se condusse a scelte sulle quali mantengo ancora oggi il mio dissenso, dette il segno nella nostra città di un diverso modo di voler affrontare i destini del territorio e del suo patrimonio architettonico.

Pubblicità

I commenti sono chiusi.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: