Nel campo culturale tanto coraggio e non paura di sparire

di Francesca Cagianelli

Desiderosi di contribuire all’evoluzione del dibattito culturale non solo cittadino, siamo dell’avviso che sempre più urgente sia la determinazione a chiarire definitivamente le ragioni di certi fenomeni.

Tante associazioni sono nate e tante nasceranno in nome di una malintesa accezione della cultura artistica che finora è restata, ahimè, sprovvista di quel corredo di specializzazione che resta necessario per evitare le secche della dabbenaggine.

Il nostro ruolo non è d’altra parte quello di censire tale indiscriminato rigoglio, quanto di porci senza esitazioni in una prospettiva di qualità dell’offerta culturale.

Solo la storia – e non dovrebbe trattarsi, mi auguro, di molti anni – sarà in grado di vagliare l’utilità del contributo offerto da tali associazioni all’evoluzione del dibattito culturale, al di là di vaniloqui del tutto autoreferenziali e di crasse stizze municipalistiche.

Di certo è da pensare che è proprio l’“insostenibile” paura di sparire che muove qualcuno a voler evitare il giudizio della storia: che è poi l’incapacità di ammettere la propria estraneità a quella categoria di storici dell’arte che possano procedere con impostazione filologica e ampiezza di coordinate critiche alla rivalutazione degli artisti labronici, ma non soltanto.


Ecco perché “Archivi e Eventi” ha avviato ormai da più di un anno una coraggiosa attività scientifica che è la conseguenza del curriculum decennale della Presidente: una ricognizione quotidiana e infaticabile sul territorio, che ha portato alla rivalutazione di personaggi rimossi dall’opinione pubblica corrente ed ora restituiti con il prestigioso avallo dell’Università di Genova, nella persona del professor Franco Sborgi, al panorama del Novecento toscano.

L’attività di “Archivi e Eventi” intende quindi rivolgersi tanto al pubblico degli addetti ai lavori quanto all’intera comunità cittadina, certa di giovare al dibattito culturale senza smanie protagonistiche, e anzi con una progettualità costante che mira a ricollocare l’Ottocento e il Novecento Livornese in una prospettiva nazionale e internazionale.

Si è infatti deciso di fondare un’Associazione, non tanto per acquisire un ruolo, o per accumulare prebende: non sono infatti ruoli o prebende a legittimare la categoria degli storici dell’arte, bensì un’autorevolezza che si conquista non quando ci si improvvisa in vesti miseramente inadeguate alla propria vocazione, ma soltanto quando tale autorevolezza sia condivisa a livello nazionale dalla comunità scientifica e da un mercato editoriale esteso e riconosciuto.

Riteniamo infatti che sia solo una costante collaborazione con enti pubblici e privati regionali e anche nazionali, le soprintendenze regionali, le più prestigiose gallerie d’arte dell’Ottocento e del Novecento italiano, docenti universitari di fama internazionale, nonché l’editoria più accreditata, a consentirci di contribuire all’evoluzione della proposta culturale nella direzione di una specializzazione che ormai da più parti si invoca a salvaguardia dei beni culturali.

E se qualcuno dovesse anche lontanamente pensare di poter intervenire in tale settore, rifiutandosi di addurre la propria qualifica di operatore culturale specializzato, cioè – e lo vogliamo spiegare una buona volta a chiare note e senza sconti per nessuno – studioso di arte dell’Ottocento e del Novecento, dotato di credenziali di mostre e pubblicazioni riconosciute in ambito nazionale, ritenendo sia sufficiente inveire con gergo scomposto e sconsiderate allusioni, si risponderà che tutto ciò non ci appartiene: che l’improvvisazione è la soglia – e questo a teatro lo si sa bene – per uscire di scena.

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