Ulvi Liegi, oltre i Macchiaioli

Il pittore livornese tra impressionisti, Toscana e fauves

ulvi_liegi.jpgÈ in edicola da domani con “Il Tirreno”, a soli 9 euro in più oltre al prezzo del giornale, la seconda delle monografie dedicate ai maestri della luce in Toscana. La nuova monografia è dedicata al pittore livornese Ulvi Liegi. La collana è curata da Francesca Cagianelli e Dario Matteoni, Mauro Pagliai editore per “Il Tirreno”. Il volume dedicato da Stefano Fugazza a Ulvi Liegi fra tradizione toscana, impressionismo, aperture fauves, presenta apprezzabilissimi elementi di novità scientifica, rispetto a una figura di prim’ordine dell’arte toscana tra Ottocento e Novecento, che sconta una scarsità di elementi biografici per una ricostruzione del percorso esistenziale dell’artista.

Partendo dal soggiorno parigino del 1886 e dall’incontro con il pittore veneziano Federico Zandomeneghi, è impossibile stabilire quale sia stato l’itinerario di Ulvi Liegi nella capitale francese, anche se il critico livornese Mario Tinti ci racconta che Liegi avrebbe frequentato artisti come Degas, Monet, Pissarro e Sisley.
Sta di fatto che nei dipinti del 1886 e degli anni immediatamente successivi l’investigazione del reale prosegue per Ulvi Liegi senza che sia dato riconoscere tracce vistose del passaggio parigino. Si ha dunque l’impressione, fin da queste prove giovanili, di un atteggiamento che rinuncia a una presa d’atto naturalistica, allontanandosi per questo dal verbo macchiaiolo. In ogni caso, sin dal primo Novecento prende avvio un corso decisamente nuovo nella pittura di Ulvi Liegi.

La distanza dalla realtà si coglie anche in quella conversation piece che è “Estate ai Bagni Pancaldi”, del 1904: l’interesse non si appunta sull’approfondimento psicologico delle figure, ma sul calibratissimo contrappunto formale. Dai primi anni del Novecento in avanti, il lavoro del pittore livornese procede su un piano di sostanziale continuità, disponendosi secondo alcune categorie fondamentali, alcuni generi prediletti, in base a un linguaggio che perviene a una sua autonomia e originalità.
Tangenze con le opere dei fauves sono verificabili soprattutto a partire dagli anni Venti, in coincidenza con la partecipazione dell’artista alla prima Biennale romana del 1921 e alla Biennale di Venezia del 1928, significativa quest’ultima proprio per la presenza di opere del gruppo fauve.

In ogni caso, tra i motivi prediletti un posto privilegiato è occupato dai parchi nella bella stagione. Accanto ai parchi e i giardini compaiono le marine, alcune anche solitarie e di intonazione quasi simbolista, e soprattutto le spiagge con gli stabilimenti balneari, soggetti che consentono all’artista precise notazioni d’ambiente e l’osservazione dei bagnanti. Ci sono poi, lungo gli anni Venti e Trenta, le vedute urbane livornesi, spesso riprese in prossimità del porto o anche nei dintorni della città.

Redazionale del Tirreno del 24 ottobre 2007

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