Intervista a F. Cagianelli e D. Matteoni

Natali e gli altri, una nuova stagione
Volano alle aste e la critica li scopre È il momento dei pittori livornesi

LIVORNO. Per i pittori livornesi è boom. A dir la verità i collezionisti e gli esperti d’arte nomi come quelli di Renato Natali o Gino Romiti non li hanno mai messi da parte. Ma certo è vero che questo è il loro momento: passato il giusto numero di anni per non sentirli strettamente contemporanei, è arrivata l’ora di apprezzarli per la bellezza delle loro opere e per quello che hanno rappresentato. E finalmente è iniziata una nuova stagione critica che smarca questi artisti dalla sbrigativa definizione di “postmacchiaioli” e li colloca nella loro giusta dimensione.
Che i pittori livornesi fossero molto amati dal grande pubblico si sapeva, ma i risultati di vendita insieme a “Il Tirreno” dei quattro volumi della collana “I maestri della luce in Toscana” è stata una sorpresa.
Diverse migliaia le copie vendute, grande richiesta a Livorno, ma non solo. Anche a Pisa e a Viareggio quei volumi sono andati a ruba e c’è chi ancora telefona per sapere se e quando uscirà il prossimo.
Alla presentazione del quarto e ultimo volume, quello dedicato a Gino Romiti – a Livorno in casa di Ippolito e Marcella Musetti – c’erano docenti universitari, esperti e collezionisti da tutta la Toscana.
Gli storici dell’arte Dario Matteoni e Francesca Cagianelli hanno curato la collana (ma anche due delle monografie, le altre erano di Stefano Fugazza e di Nicoletta Colombo) edita da Mauro Pagliai.

«Opere di questi artisti – dice Dario Matteoni – da un po’ di tempo compaiono nelle grandi mostre, nelle gallerie importanti insieme ad altri pittori nazionali. Recentemente un quadro di Natali è stato pagato profumatamente ad un’asta a Milano, oggi le opere di questo pittore livornese hanno una valutazione che può oscillare tra i 50mila e i 100mila euro».

Le ragioni di questo boom?

«Intanto c’è da dire che sta crescendo l’interesse verso la pittura dell’800-900, è una vera e propria tendenza. E anche il grande pubblico vuole conoscere le esperienze figurative legate al proprio territorio. Credo che in questo la collana del Tirreno abbia centrato un obiettivo. Le persone amano riconoscersi nei propri artisti».

Che cosa dice la critica d’arte?
«È in atto una forte rivalutazione di questi artisti. Una volta si definivano semplicemente “pittori labronici”, quasi per sottolineare la loro inferiorità rispetto alla grande scuola dei Macchiaioli. Oggi vengono presi in considerazione per la loro originalità».

«In questo trend di riscoperta dell’800 e del 900 Livorno sta diventando sempre più importante» dice Francesca Cagianelli che è presidente di “Archivi e Eventi” associazione che si occupa di documentare e promuovere l’800 e ’900 livornese. «Non è un caso – dice la Cagianelli – che siano nati qui personaggi come Fattori, Modigliani e Natali. Il compito della critica più recente è quello di ricreare un tessuto artistico che era ricchissimo e di analizzare i riferimenti internazionali che questi pittori avevano».

Ad esempio?

«Renato Natali era molto attratto dalle avanguardie europee che aveva assimilato nel corso del suo viaggio a Parigi. Ulvi Liegi si era mosso all’inizio sulla scia dei Macchiaioli, ma nella sua pittura ci sono legami con l’impressionismo e soprattutto con i Fauves; Giovanni Bartolena era un anarchico, uno spirito libero e trasferiva le sue inquietudini nelle sue opere che avevano un respiro nuovo che dilagava oltre la Macchia. In Gino Romiti ci sono persino echi futuristi, la sua pittura evocativa sfiorava il simbolismo, tanto è vero che aveva rapporti con il maestro simbolista belga Charles Doudelet».

Maria Teresa Giannoni

Dal Tirreno dell’ 11 dicembre 2007

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