Rovigo. Tra le opere esposte la tela di Cappiello ritrovata al “Tirreno”

palazzo_roverella.jpgEra la Belle Epoque. Sono le donne il fil rouge della mostra

ROVIGO. A Parigi si innalzava la Tour Eiffel e si vivevano gli entusiasmi dell’esposizione universale. L’Europa intera sembrava attraversata da una ventata di luce ed euforia, spinta da una fede incrollabile nel progresso. E’ la Belle Epoque, poco meno di quarant’anni di storia europea connotati da un tumultuoso sviluppo. Con l’arte che seppe farsi specchio di quei tempi, in Francia, naturalmente, ma anche in Italia. A ricostruirne i fasti, è “La Belle Epoque. Arte in Italia 1880-1915” la grande rassegna che si è aperta domenica a Rovigo a Palazzo Roverella. Tra i protagonisti il livornese Leonetto Cappiello, presente anche con il ritratto di Diana Borsi, ritrovato negli uffici del Tirreno e recentemente restaurato.

In mostra circa 110 dipinti e una trentina di affiches per raccontare, attraverso il fil rouge del ritratto femminile (ma non solo), le mode e le pose, le pause dell’intimità e della ricreazione, i momenti pubblici con le escursioni al parco o alle riviere, le promenade e i rendez-vous, le sfilate di moda, le gite al lago o al mare, la vita notturna nei teatri e nei tabarin, i veglioni, i casinò, le passeggiate a cavallo, i riti mondani, le galanterie ma anche i vizi e gli eccessi di quest’epoca.

Al centro sempre la donna, tra vanità e seduzione, tra l’autoreferenzialità del lusso e gli estremi dell’alcol e della morfina. Tra le opere quelle di Boldini, De Nittis, Zandomeneghi, Corcos, Gioli, Banti e Panerai, i quali con i loro lunghi soggiorni d’oltralpe mutuarono l’allure parigina coniugandola ai fermenti italiani. Ma non mancano dipinti di altri artisti, da Casorati, Boccioni, Bonzagni, Bocchi sino a Cavaglieri, anch’essi tra i protagonisti di quelle atmosfere. Alla divulgazione e alla formazione di miti e modelli provvedevano gli affichistes, in primis Leonetto Cappiello, che come pochi altri seppe connotare la pubblicità di quegli “anni belli” con colorati cartelloni che per molti rappresentavano l’irragiungibilità di un miraggio, per altri la certezza dell’oggi.

All’orizzonte, tensioni sociali, scontenti, rivolgimenti che portarono ad offuscare le melodie delle orchestre con il cupo rombo dei cannoni. Di Cappiello è in mostra a Rovigo anche una tela fortunosamente ritrovata negli uffici del nostro giornale, il ritratto di Diana Borsi. Il livornese Cappiello era vicinissimo ai circuiti artistici della stampa livornese dell’Ottocento e intimo della famiglia Borsi, da Averardo, direttore del Telegrafo (da cui nascerà il Tirreno), alla moglie Diana (Verdiana Fabbri) a Giosuè, figlio ribelle, colto e raffinato di Averardo, nonché sodale degli artisti del Caffè Bardi, che sarà dapprima comproprietario del quotidiano e quindi redattore e cronista.

Verdiana Fabbri, la donna raffigurata nel quadro, scelse di declinare il proprio nome secondo un’etimologia classica. Proveniente da una famiglia di agiati proprietari agricoli, molto religiosa, aveva imposto al marito Averardo il matrimonio in chiesa e le dimissioni dalla Massoneria, fino a divenire preziosa collaboratrice dei suoi giornali.
Curata da Dario Matteoni e Francesca Cagianelli, voluta dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo e l’Accademia dei Concordi con gli Enti Locali, la mostra si propone come ideale seguito della recente, fortunata, esposizione monografica su Mario Cavaglieri. Resterà aperta fino al 13 luglio 2008.

Dal Tirreno del 14 febbraio 2008

Nella foto: il Palazzo Roverella a Rovigo, sede della mostra.

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