Articolo dal Tirreno del 10 giugno 2008

Quei livornesi dipingevano il ’900
Da giovedì con Il Tirreno la seconda serie di volumi sui “Maestri della luce”

La prima monografia è dedicata a Plinio Nomellini. Seguiranno Filippelli, Ghiglia e Fattori
MARIA TERESA GIANNONI

LIVORNO. Migliaia di copie vendute, un grande interesse da parte dei livornesi ma non solo. La comodità di trovare i libri in edicola insieme al “Tirreno” a un costo molto conveniente (9 euro). Insomma è stata un successo la prima serie di monografie dedicata ai “Maestri della luce” diretta da due storici dell’arte come Dario Matteoni e Francesca Cagianelli. Protagonisti quei pittori livornesi che hanno operato tra ’800 e ’900. E ora, da giovedì, torna in edicola la seconda serie.
Dopo Renato Natali, Ulvi Liegi, Giovanni Bartolena e Gino Romiti, ecco ora Plinio Nomellini, Cafiero Filippelli, Oscar Ghiglia e – conclusione inevitabile per questa seconda tranche – Fattori di cui ricorre quest’anno il centenario della morte. Livorno, che al grande pittore ha dedicato un museo a Villa Mimbelli, attualmente è al centro delle celebrazioni con la grande mostra “Giovanni Fattori tra epopea e vero”.

Una collana che diventa sempre più importante per il numero di artisti che va a toccare e per il metodo scientifico con cui viene affrontata la produzione di ognuno di loro. «Con questa seconda serie – dice uno dei direttori della collana Dario Matteoni – si ha sempre più l’idea di una biblioteca d’arte del ’900 toscano. L’unica del genere che esiste in Italia. I quotidiani offrono spesso ai loro lettori collane d’arte, ma sono sempre grandi autori, grandi periodi che vengono affrontati. Non c’è mai un’attenzione così diretta verso gli artisti di un territorio in particolare».

«Il nostro impegno – spiega Francesca Cagianelli – è quello di non rinchiudere questi pittori entro classificazioni già viste. Viene compiuta una rilettura di ciascuno nella sua autonomia creativa. E anche Fattori in questa collana sta democraticamente accanto agli altri».
Quello che viene messo in evidenza è lo slancio di questi artisti verso il Novecento e i suoi fermenti, pur essendo tutti nati nel secolo precedente. E proprio la loro ricerca sulla luce è quella che maggiormente testimonia la loro novità di autori. È datata 1891 una celebre lettera in cui Giovanni Fattori sconfessa i suoi scolari accusandoli di aver rifiutato la luce naturale. Ma siamo alle porte del secolo e la curiosità di Nomellini e degli altri è inarrestabile. Se Fattori nelle sue opere perseguiva la luce naturale, mettendo in atto un collegamento con il movimento impressionista, in Nomellini la ricerca della luce ha basi più scientifiche e sconfina nel fantastico.
«È in atto una grande rivalutazione degli artisti toscani di quel periodo – dice Matteoni – ed è una rivalutazione che avviene in ritardo rispetto a quello che è accaduto in altre regioni. Questi pittori ormai sono presenti con le loro opere in importanti collezioni nazionali e vengono esposti nelle grandi mostre che prendono in esame quel periodo. E anche le loro quotazioni sono di tutto rispetto. Per un quadro di Nomellini si spendono oggi oggi anche 400mila euro. Verso Oscar Ghiglia l’attenzione del mercato è ancora recente, ma indubbiamente a partire dagli anni Novanta si assiste ad un grande rilancio di questa generazione di pittori».
«Nella collana lo stesso Fattori – dice Francesca Cagianelli – viene riletto recuperando interventi storici di autori come Emilio Cecchi ma anche secondo un’ottica più fresca e aggiornata. Fattori non è soltanto mostrato secondo l’epica macchiaiola, ma attraverso soprattutto l’opera grafica viene presentato come un profeta del Novecento».
Come le precedenti anche queste quattro nuove monografie offrono una ricca serie di immagini e una parte teorica che oltre a ricostruire in modo approfondito la biografia dell’artista offre una visione critica della sua opera in senso innovativo.
«La documentazione iconografica è di prim’ordine – assicura la Cagianelli – per ognuno sono contenute nel volume tra le 80 e le 90 immagini scelte tra le opere che riassumono l’intera esperienza dell’artista, a partire dagli esordi. I volumi sono concepiti per il grande pubblico, per promuovere l’immagine di questi artisti fornendo però anche uno strumento scientifico per la loro conoscenza. C’è una ricca biografia e una bibliografia esauriente per ognuno. Gli autori delle monografie sono storici specializzati in quel periodo. Per il materiale iconografico attingiamo ai musei, alle gallerie, ma anche agli archivi degli eredi. Qualche volta siamo in grado di mostrare anche inediti, come per Ghiglia e di Filippelli, che rappresentano autentiche novità. Nel caso di Nomellini è la stessa nipote Eleonora Barbara Nomellini a curare la monografia. La presentazione è affidata invece a Sira Borgiotti, figlia di Mario Borgiotti, che fu il promotore dei pittori livornesi tra ’800 e ’900».
«Riteniamo importante – dice Matteoni – porci nel filone di quella che è una tendenza generale. Promuovere artisti di quella generazione che va dagli anni Ottanta dell’ 800 ai primi Quaranta del ’900 ristabilendo la giusta prospettiva, non come subordinati alla generazione ottocentesca. Bisogna riscoprire in Novecento e i suoi artisti in maniera più innovativa. Perché è lì, nel secolo scorso con tutti i cambiamenti che ha vissuto, che affonda la società contemporanea».

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Dalla natura ai ritratti in una pioggia di colori
Una biblioteca toscana a soli 9 euro in più sul prezzo del giornale

Quattro volumi pieni di immagini e di storie che raccontano l’esperienza artistica di quattro pittori nati a Livorno ma che hanno saputo guardare anche altrove e respirare i venti di novità che correvano attraverso l’Europa e che spesso sono approdati alla Biennale di Venezia.
Giovedì in edicola con Il Tirreno, a soli 9 euro in più rispetto al prezzo del giornale, il primo volume della nuova serie dedicata a “I maestri della luce in Toscana”. Sarà Plinio Nomellini, nato nel 1866 e morto a Firenze nel 1943, il primo protagonista: titolo della monografia (come le altre Mauro Pagliai Editore) “Il colore, la natura, il mito”. La nipote Eleonora Barbara Nomellini ne racconta accuratamente gli episodi significativi della vita, come l’arresto a Genova per anarchia, l’amicizia con Giacomo Puccini a Torre del Lago, il rapporto con Pascoli, Quercianella, l’Elba, Capri.
Sira Borgiotti nella prefazione spiega: «È la luce la vera fonte di perenne consiglio per i pittori livornesi, che sono infatti tutti dei forti coloristi». «Nomellini – aggiunge – con le sue vibranti pennellate ci immerge in un mondo reale e mitico insieme… In Ghiglia il tratto diventa pura architettura, il segno è deciso, fermo, sicuro, il colore smagliante vivifica le forme qualunque sia il soggetto». E ancora «Filippelli con un’invenzione tutta sua, anche quando dipinge i suoi bellissimi interni con la luce elettrica, è luminoso e intimo insieme».
Il secondo volume che uscirà sempre il giovedì è dedicato a Cafiero Filippelli e avrà per titolo “Giochi d’ombre oltre il vero”. Curato da Francesca Cagianelli porta all’attenzione in modo nuovo la figura di questo artista nato a Livorno nel 1889 conosciuto per gli interni e le scene di vita familiare e domestica. Anche questa un’etichetta che portò fortuna commerciale al pittore, ma ne limitò la fortuna critica. La Cagianelli descrive il pittore nelle sua scorribande bohèmiens lungo i meandri della Vecchia Livorno alla ricerca di emozioni luminose insieme a Luigi Servolini, Gino Mazzanti, Romiti, Benvenuto Benvenuti e lo segue nel ricordo angosciante dell’infanzia fino ribadire l’idea di autonomia dell’artista rispetto alla tradizione ottocentesca.
La terza monografia è dedicata a Oscar Ghiglia e si intitola “Un mosaico di colori e di spazi”, a firmarla è Emanuela Angiuli, curatrice del Museo De Nittis di Barletta. L’ultima infine è tutta su Giovanni Fattori e si intitola “Il vero tra forma, linguaggio e sentimento”. L’autore è Stefano Fugazza, direttore della Galleria di arte moderna Ricci Oddi di Piacenza.

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