Plinio Nomellini

Con “Il Tirreno” (a soli 9 euro in più) tornano i volumi dedicati ai pittori
Nomellini da scoprire
Oggi in edicola la monografia

LIVORNO. Esce oggi in edicola con Il Tirreno (a soli 9 euro in più) la prima monografia della nuova serie dedicata ai pittori livornesi tra Ottocento e Novecento. Questa seconda serie della collana si intitola “I maestri della luce in Toscana” ed è diretta dai due storici dell’arte, Dario Matteoni e Francesca Cagianelli. Il primo volume è dedicato a Plinio Nomellini e si intitola “Il colore, la natura, il mito”, a curarlo è la nipote Eleonora Barbara Nomellini.
Del pittore, nato a Livorno nel 1866 e morto a Firenze nel 1943 viene raccontata la biografia con molta accuratezza, presentando la fitta rete delle sue amicizie, mentre una ricca serie di immagini presenta il percorso dell’intera opera. «Nomellini – dice Sira Borgiotti nella prefazione – con le sue vibranti pennellate ci immerge in un mondo reale e mitico insieme».

Il desiderio di disegnare – scrive la nipote del pittore – fu precoce in lui e intensa l’osservazione della natura e della luce, in una dimensione che sconfina col fantastico e anticipa il mito che pervade i suoi futuri dipinti. Riuscì ad iscriversi all’Accademia di Belle arti di Firenze, il suo maestro fu Giovanni Fattori.
Dalla biografia di Nomellini emerge quanto fosse speciale il rapporto che Fattori aveva con i suoi allievi a cui si imponeva soprattutto con l’esempio. «Il disegno era la base – racconta Eleonora Barbara Nomellini – I taccuini dovevano essere a portata di mano per fermare lo scorcio d’una figura, la corsa d’un cavallo, l’ombra in una piccola strada, magari mentre si andava al Carmine a studiare Masaccio».
A Firenze conobbe anche altri maestri macchiaioli come Telemaco Signorini e Silvestro Lega che lo ritrasse. Gli furono compagni di studio artisti come Lodovico Tommasi, Mario Puccini, Giuseppe Pellizza da Volpedo e successivamente Ferruccio Pagni, Giovanni Bartolena, Galileo Chini e Oscar Ghiglia.
Nei primi lavori Nomellini segue la scuola macchiaiola. Dipinge figure, piccoli paesaggi, ma da subito nell’impostazione, nella luce che li pervade, si avverte che il giovane allievo comincia a distaccarsi dai maestri. Finché nel 1889 un suo grande quadro “Il fienaiolo” fece scalpore alla mostra della Promotrice di Firenze. Il dipinto rappresenta un giovane con un fastello di fieno sulle spalle, che avanza in una campagna illuminata da una luce che si perde in un’apertura di orizzonte che non si era mai vista prima nei dipinti dei maestri. Da lì incominciò la fama del pittore. Dal Tirreno del 12 giugno 2008.

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